Il Malawi di Vittorio Peruzzi
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Filtrazione in acquario attraverso processi di nitrificazione e denitrificazione biologica
L'azoto contenuto nelle proteine e nelle deiezioni dei pesci, definibile come substrato carbonioso biodegradabile, subisce in acquario un rapido processo di ammonificazione ad azoto ammoniacale con gravi conseguenze per la fauna ittica a causa della sua tossicità diretta e a causa dell'abbassamento del contenuto di ossigeno dell'acqua, consumato dai batteri per ossidarlo in azoto nitrico e nitroso (processo che avviene spontaneamente nella vasca). La rimozione dall'acqua dell'azoto nei suoi diversi stadi di ossidazione è fondamentale in un sistema chiuso e di ridottissimo volume quale quello degli acquari ornamentali. La normale filtrazione meccanica dell'acqua, così come i processi di nitrificazione e denitrificazione che avvengono spontaneamente nella vasca, sono in grado di eliminare una limitata quantità di azoto. Sono quindi indispensabili sistemi di rimozione specifici tra i quali tratteremo quello oramai consolidato e più diffuso in acquariofilia: il filtraggio biologico attraverso una fase ossidativa di nitrificazione, con formazione di nitriti e quindi di nitrati, seguita da una fase riduttiva di denitrificazione con formazione di azoto molecolare, non più utilizzabile nei cicli biologici e come tale ceduto in forma gassosa all'atmosfera. Stiamo parlando dei classici filtri biologici a scomparti, chiusi o aperti, con cannolicchi o altro materiale come media per l'insediamento dei batteri. Un acquario con un filtro biologico funzionante e di adeguate dimensioni, e con un buon scambio gassoso superficiale, abbatte i nitriti e mantiene costanti i nitrati nell'acquario liberando azoto gassoso.
Spieghiamo i processi che avvengono in un filtro biologico nella sua fase di avviamento e, successivamente, a regime; alla fine, alcuni consigli.
I due grafici riportano l'andamento del valore dell'ammonio e dei nitriti nell'acqua dell'acquario durante le fasi di maturazione di un tradizionale filtro biologico a scomparti, chiuso o aperto, in casi di normale presenza di fauna ittica e in casi di sovraffollamento spinto. I tempi di 3 settimane indicati per la maturazione del filtro possono variare anche notevolmente in quanto influenzati da molteplici fattori: occorre quindi riscontrare l'abbattimento dei nitriti, dopo il grande incremento iniziale, per considerare avvenuta la maturazione.
All'avvio del filtro, con una cinetica proporzionale alla concentrazione di ammoniaca nell'acqua, inizia nel media del filtro lo sviluppo spontaneo di batteri nitrificanti, sostanzialmente del tipo Nitrosomonas e Nitrobacter: i primi nitrificano l'ammoniaca in nitriti, i secondi i nitriti in nitrati. Un buon tenore di ossigeno disciolto facilita la nitrificazione. Essendo la velocità di nitrificazione dell'ammoniaca in nitriti maggiore di quella dei nitriti in nitrati, è difficile l'accumulo dei nitriti, mentre, invece, si accumulano i nitrati. La nitrificazione consuma molto ossigeno: se la superficie del media per l'insediamento dei batteri è rilevante, la nitrificazione che avviene nei primi strati del filtro, con consumo da parte dei batteri nitrificanti dell'ossigeno disciolto, crea le condizioni di anossia (carenza di ossigeno disciolto) nei successivi strati del filtro, se la sua dimensione verticale è sufficiente, che inducono i batteri del tipo Pseudomonas, Micrococcus, Archromobacter, Bacillus, Alcaligens (ossidanti completi) e i batteri del tipo Aerobacter, Proteus, Flavobacterium (ossidanti parziali) a operare una ossidazione del substrato carbonioso biodegradabile residuo dopo la nitrificazione , utilizzando l'ossigeno dei nitrati, invece dell'ossigeno disciolto, e liberando azoto in forma gassosa: questo processo è definito denitrificazione. Un PH tra 7,8 e 9,1 e una temperatura tra i 25° e i 30° sono ottimali per la denitrificazione; con un PH inferiore a 7,3 si trova un accumulo proporzionale di nitriti. A regime si instaura quella che viene definita una filtrazione tramite processo nitro-denitro simultaneo. In ogni caso, bisogna ricordare che la descrizione effettuata dei processi è molto schematica e va intesa qualitativamente: i processi sono molteplici e complessi e avvengono contemporaneamente sia nel filtro che nella vasca (sopratutto, in acquari con piante).
Portata della pompa e portata del filtro
Tutti i filtri, così come tutti gli equipaggiamenti idraulici, incluso i tubi, provocano nel fluido che li attraversa una perdita di carico, che si traduce in una diminuzione della portata, dovuta agli attriti, asperità e curve che il fluido incontra nel suo percorso. Nei filtri, ovviamente (immaginate il percorso che l’acqua deve fare), la perdita di carico è elevata. Il suo valore però non è costante: è bassa quando la parte del filtro che funziona anche come filtro meccanico (i primi strati del filtro che l’acqua attraversa) è pulita e alta quando è sporca (il massimo lo raggiunge quando è totalmente intasata con il conseguente azzeramento della portata). Infatti, per decidere quando pulire il filtro, si osserva la portata dell’acqua: quando diminuisce in maniera notevole si pulisce il filtro. Le portate delle pompe dei filtri sono calcolate per assicurare una buona velocità dell’acqua per l’ossigenazione degli strati filtranti, nonostante la perdita di carico caratteristica del filtro che si somma a quella progressivamente crescente dovuta al progressivo sporcarsi del filtro, anche a filtro sporco (quando si indica come necessaria una portata della pompa di 3-4 volte la capacità dell’acquario è proprio per compensare la perdita di carico del filtro e garantire anche a filtro sporco una portata accettabile diciamo di circa 1-2 volte la capacità dell’acquario).
Filtri esterni a canestro per acquari ad alto carico organico
Consigli:
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